Simboli del Caduceo



Parlare dei simboli non è così semplice. Ma la materia è molto affascinante, e merita questa piccola introduzione. Possiamo osservare la facciata di una chiesa nella sua bellezza d'insieme.... nella tecnica della realizzazione... nello stile architettonico a cui appartiene... i collegamenti culturali, storici, geografici...


Ma possiamo arricchire la nostra conoscenza entrando nel significato simbolico delle forme. Così la comprensione di un arco ogivale sotto al rosone assume un sapere "diverso" di fronte agli altri citati. L'uomo crea simboli anche inconsapevolmente per tentare di esprimere l'invisibile e l'inafferrabile. E questo simbolo ha un senso sempre per qualcuno, o per i membri di una collettività. Tutto l'universo si articola intorno a questo nucleo.




Perciò i simboli più sacri possono essere oggetti profani per altri, il che rivela la profonda diversità delle rispettive concezioni. Ragione per cui non bisogna mai separarli dal loro accompagnamento esistenziale. La parola simbolo è spesso confusa con altri termini col risultato di indebolirlo: segni, emblemi, attributi, allegorie, simboli matematici....


Quello che si intende per "simbolo" è un piano di conoscenza diverso dall'evidenza razionale. Per estrarre dai simboli il loro significato è necessario riflettere. Tutti i simboli si meditano prima di diventare luminosi, e la comprensione non può che essere interiore.
Non si tratta di un'acquisizione puramente mentale, ma di una conoscenza totale, al tempo stesso intellettuale, affettiva, e spirituale.




Anche se lo ignoriamo, tutti ci portiamo dentro questa conoscenza arcaica, che unisce l'individuale al collettivo. Sono come dei modelli universali preformati, carichi di grande potenza energetica. Noi siamo continuamente costretti ad utilizzare termini simbolici per rappresentare concetti che non possiamo nè definire nè comprendere pienamente perchè moltissime cose si situano al di là dei limiti della comprensione umana.


Con semplici intuizioni, l'individuo prova la sensazione di appartenere ad un insieme che lo turba e lo rassicura nello stesso tempo ma che lo esercita a vivere.


Resistere ai simboli significa amputarsi di una parte di sè, impoverire la natura stessa e fuggire, per malinteso realismo, il più autentico appello ad una vita integrale.


L'arte, le cerimonie, le pratiche religiose.... sono crittate, e si fondano sull'ermetismo.La loro lettura esige un lavoro di interpretazione.Il simbolico occupa un posto essenziale ed i simboli sono l'essenza stessa dell'insegnamento.


Ma anche analizzare troppo un simbolo, collegandolo strettamente ad una catena di corrispondenze, riducendoload unità logica, si rischia di farlo svanire: non ha nemico maggiore della razionalizzazione, equivale a pelare una cipolla per trovare la cipolla.


Il simbolo non può essere acquisito per riduzione progressiva a ciò che simbolo non è, perchè esiste proprio in virtù dell'elemento inafferrabile che lo fonda. La conoscenza è una, indivisibile, e può esserlo solo grazie all'intuizione dell'altro termine che esso esprime e insieme nasconde....


Ed ora, siamo di fronte a questa stana immagine che non è di immediata comprensione. Così, prima di accettare la sfida, e considerarla nel suo insieme, dobbiamo scomporla delicatamente per analizzare separatamente i suoi componenti, senza amputarli dal corpo:


SERPENTE


Per la maggior parte delle persone, i serpenti hanno qualcosa di inquietante.

Sanno restare immobili nella loro posizione per ore, e quando si muovono scivolano sul terreno quasi senza far rumore.

Sono considerati imprevedibili, non è facile catturarli, e si divincolano abilmente per liberarsi da ogni presa.

La tradizione popolare definisce insidioso il loro modo di cibarsi: infatti non inseguono le loro prede come fanno molti altri animali, ma aspettano le loro vittime al varco.

Poi, essendo in grado di rallentare il loro metabolismo dopo aver ingoiato la preda, sono in grado di rimanere senza cibo per mesi.

C'è da considerare anche il veleno nei denti di alcune varietà....Per questi motivi, e sicuramente per il loro aspetto, sono oggetto dellaproiezione delle paure, dei desideri e delle credenze umane.

Non esiste cultura che non abbia adorato o temuto il serpente, animale dal simbolismo complesso e polivalente di morte, malvagità, ma anche di vita, rigenerazione... 

E' comunque il simbolo per antonomasia dell'energia, della forza pura e semplice. Poichè penetra nelle fessure, è la natura intima dell'uomo, e la conoscenza. Il suo procedere strisciando (la forza), la mutazione della pelle (la resurrezione), la lingua biforcuta (la sua doppia interpretazione), la capacità di arrotolarsi (equiparazione ai cicli di manifestazione), l'aggressività che si manifesta col suo morso velenoso e da come si attorciglia alle vittime..

Il cambiare la pelle ha influenzato in modo significativo gli autori dell'antichità che credevano in questo modo si separasse anche dalla vecchiaia. Essendo il più spirituale degli animali, e simbolo dei poteri opposti che reggono il mondo, si pensava potesse uccidere e curare.

E' imprevedibile, in quanto scompare e appare all'improvviso. E' conoscenza, potere, frode, sottigliezza, astuzia, corruzione....

Nel mondo cristiano ed ebraico è soprattutto la rappresentazione delle forze oscure, tenebrose e demoniache, il principio del male, il responsabile del peccato originale. Nella Genesi è la più astuta delle bestie selvatiche create dal Signore Dio, ed la prima tangibile forma di Satana che incarna il Tradimento, la Tentazione, e la Seduzione.

Per secoli, il condizionamento religioso della Chiesa ha soffocato e relegato il sesso limitatamente alla procreazione, generando così un conflitto titanico, in quanto l'esistenza dell'uomo è vincolata da due istinti: la conservazione e la sopravvivenza.

Sul piano psicologico, la fobia ispirata dal serpente è indubbiamente legata al peso della tradizione giudaico – cristiana, ma anche al fatto che essendo un simbolo fallico (forza procreativa maschile), è l'espressione della pericolosità del desiderio e del piacere, visti come pulsioni inferiori legate con gli spiriti infernali.

La paura del serpente (soprattutto molto viva nelle donne) non è altro che la paura dell'atto sessuale, dove l'inconscio associa il corpo del serpente al pene, e la sua testa triangolare al pube femminile, anch'esso di forma triangolare.

Ma anche in questo campo, l'interpretazione simbolica è sempre molto complessa per la frequente dualità di significati insita in tutti i simboli. Ad esempio la presenza del serpente ai piedi della croce ricorda il peccato originale, e la redenzione dell'uomo grazie al sacrificio di Gesù. In questo caso la Croce si identifica con l'albero della conoscenza del Bene e del Male nel Paradiso terrestre, ed il serpente col Demonio.

Ma il serpente può anche rappresentare Dio, se viene collocato sulla o nel centro della Croce. E questo a ricordo della piaga dei serpenti velenosi nel deserto inflitta al popolo d'Israele per sterminarli.... "quindi Dio ordinò a Mosè di costruire il famoso serpente di rame dal potere taumaturgico che eretto nel deserto avrebbe salvato i pentiti".

Lo stesso Gesù usa l'immagine del serpente di rame: 


"E come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il figlio dell'uomo, perchè chiunque creda in lui abbia la vita eterna" (Gv 3: 14-15).
DUALITÀ


Lasciamo un attimo il mondo del serpente per entrare in quello esteriore dei fenomeni, dei sentimenti, dei pensieri, delle sensazioni... che si rivela all'essere umano in due poli.


E' la legge fondamentale della creazione. Non a caso è nel secondo giorno della creazione che Dio separa le acque per creare il cielo e la terra.

Noi esseri umani, nati come donna e uomo, possiamo fare esperienza solo nel campo della dualità dei poli. Due come i grandi poteri vincolanti dell'essere umano: il Tempo ed il Destino.

Non esiste nulla al mondo che non abbia un polo opposto: caldo – freddo, asciutto – bagnato, pesante – leggero, buono – cattivo, positivo – negativo, amore – odio...... 


Non a caso i nostri occhi, bi-focali, sono la chiave di lettura del mondo.

I due poli non possono esistere l'uno senza l'altro. Si condizionano a vicenda, assieme formano un'unità. Sono collegati in un continuo scambio e si condizionano l'un l'altro. Anche il nostro corpo non sfugge alla regola: all'inspirazione deve seguire l'espirazione, il cuore deve contrarsi e distendersi, mangiamo e defechiamo... 
Tuttavia non possiamo fonderci in un'unità.

Per questo, il mondo bipolare è lo specchio della nostra imperfezione.
E questa consapevolezza mantiene vivo il desiderio di unità, di ritornare all'unità perduta.... Al primordiale big bang.

Il dualismo riveste un carattere positivo se si esprime nella ricerca dell'unione, nell'armonia dei contrari.

La coppia Adamo ed Eva (la donna è creata da una costola dell'uomo) traduce in modo eccellente la derivazione del due a partire dall'uno: un corpo ne origina un secondo. Questa concezione dell'unità che si divide per manifestarsi, la ritroviamo negli organismi viventi anche sul piano cellulare (replicazione delle cellule mediante fissione binaria). E la coppia evoca simbolicamente tanto l'unione che la divisione.


Adamo disobbedisce agli ordini di Dio padre, e preferisce la conoscenza all'immortalità. Nell'interpretazione psicoanalitica, il bambino si appoggia ai genitori per formarsi. Così Adamo incarna il bambino che giunto all'adolescenza è costretto ad opporsi per affermare la propria individualità. Il carattere positivo della ribellione permette di emanciparsi e diventare uomini liberi.... Ma anche di rimanere esposti ai pericoli della vita. Trasgredire ai divieti è un passaggio obbligato, chiaramente manifestato durante l'adolescenza.


Ma torniamo all'albero nel Paradiso e al momento in cui il serpente si rivolse ad Eva per tentarla. I pittori che hanno dipinto questa scena nel corso dei secoli hanno dato una loro interpretazione di questa situazione.


Per lo più essi rappresentano il serpente che, attorcigliandosi attorno all'albero della conoscenza, sale dal basso verso l'alto e dalla cima bisbiglia le parole tentatrici ad Eva.



Lasciamo correre anche noi la nostra fantasia. Come sarebbe la scena se Eva ed il serpente fossero la stessa cosa? Una tale supposizione non è del tutto assurda, poichè nella scienza della religione ebraica la natura serpentina di Eva è inconfutabile. 


Eva (tentata, e tentatrice a sua volta nei confronti di Adamo) ha lo stesso significato del serpente. "Secondo le più antiche tradizioni del Vecchio Testamento, che sirifanno alla mitologia babilonese, Eva ed Adamo, i progenitori biblici, erano essi stessi una coppia di serpenti". E questo si rifà sicuramente a miti ancor più antichi che raccontano che tutta la vita sarebbe scaturita da un serpente originario, lo stesso serpente che ritroviamo diviso in serpente originario femminile e serpente originario maschile (i poli).


Naturalmente dobbiamo chiederci perchè nel racconto biblico compaia solo un serpente. La creazione di Eva, come abbiamo appena accennato, avviene per scissione da Adamo. Da quell'essere androgino si formò la prima coppia: il maschile ed il femminile, il legame e la sessualità. "Se, come nelle scritture ebraiche, il serpente viene fatto corrispondere al Male, si comprende perchè la teologia ebraica abbia cercato di nascondere che anche Adamo, come partner di Eva, era un serpente, e cioè il serpente originario maschile. La dannazione di Jahvè viene fatta pesare solo sul serpente femminile.


La natura serpentina di Adamo avrebbe pregiudicato la dignità maschile."Questo occultamento del serpente originario maschile equivale ad un abuso consapevole della conoscenza esoterica e della conoscenza delle leggi cosmiche; questo abuso è avvenuto nel corso dei violenti e vasti sconvolgimenti che hanno caratterizzato il passaggio da una società originariamente matriarcale ad una società patriarcale.


Nel periodo immediatamente successivo a questo cambiamento, la consapevolezza matriarcale era evidentemente ancora così forte che gli uomini dominanti, i sacerdoti, per vincerne la forza dovettero mettere in relazione il "femminile", ossia le donne, con Satana.

Il loro metodo fu semplice e vergognoso. Secondo quanto abbiamo imparato sulla polarità della creazione, tutto si manifesta in forma polare. Scriviamo sul lato sinistro il termine UOMO e su quello destro il termine DONNA ed elenchiamo sotto UOMO tutti i termini polari positivi e sotto DONNA tutti quelli negativi.

UOMO
DONNA
chiaro
scuro
bene
male
Dio
Satana
cielo
inferno
virtù
depravazione
sincerità
falsità
strumento di guarigione
veleno
armonico
deforme
Potremmo continuare all'infinito questi due elenchi, grazie alla nostra fantasia risultato è chiaro e il giudizio è devastante. Non c'è da meravigliarsi che le donne siano state considerate per millenni (e continuino tuttora ad esserlo), indegne di partecipare alle celebrazioni sacre o che sia stato e sia loro permesso di farlo solo in modo limitato.


L'attribuzione di certi significati al polo maschile o al polo femminile non è necessariamente univoca, anche se può sembrarlo dall'utilizzo relativamente unanime nella letteratura.


C'è stato infatti un periodo in cui la luna (simbolo della passività, del ricevere e anche dell'oscurità) fu attribuita evidentemente al polo maschile e il sole (simbolo dell'attività, della vitalità e della luce) a quello femminile.


Padre luna, madre sole, padre terra, madre cielo, il significato di un polo può trasformarsi in quello del polo opposto.



Nell'antico Egitto ad esempio il cielo era rappresentato dalla dea celeste Nut, che sovrasta il regno del dio terrestre Geb, porta le stelle nel suo corpo e tocca la terra con le mani e con i piedi.



Ma queste considerazioni non ci fanno fare grandi passi avanti. Le forze polari sono in noi, in quanto uomini e donne, e non al di fuori di noi; ciò che rinneghiamo, rimuoviamo e allontaniamo da noi o proiettiamo su altri - nel nostro caso l'uomo sulla donna - ritorna a noi passando per la porta di servizio e ci costringe infine a guardarlo.


VERGA



Torniamo alla nostra figura con i due serpenti uguali e contrari: serpente maschile e serpente femminile, entrambi si avvolgono attorno a una verga, dal basso verso l'alto.


Che cosa potrebbero significare i due serpenti che salgono lungo una verga o un albero? Un significato potrebbe essere che la consapevolezza, legata alla materia, torna a liberarsi dall'attaccamento alla materia, lentamente, gradino dopo gradino - i gradini sono simboleggiati dall'intrecciarsi dei corpi dei due serpenti - e sale in alto verso l'UNO.



Con le due correnti laterali e la colonna centrale, il caduceo è la spada a doppio taglio che sintetizza i due alberi del paradiso, quello della vita e quello della conoscenza del bene e del male.


L'albero della vita è lo strumento necessario dell'opera cosmica, un agente alchemico, la cui conoscenza implica la separazione e la coscienza della personalità; l'altro albero, l'albero della conoscenza del bene e del male, rappresenta il potere di spiritualizzazione della materia.


Entrambi sono necessari per fare i miracoli di una sola cosa.... Separando il sottile dallo spesso.



Mangiare il frutto dell' albero della conoscenza, come hanno fatto Adamo ed Eva - e per farlo sono saliti in cima all' albero! - significherebbe quindi tornare a Dio.



(Una curiosità: il tipo di albero non è stato specificato dalle Sacre scritture, anche se i più propendono sia un melo, poichè in latino la parola "malum" significa sia melo che male).


E' ovvio a questo punto contraddire la tesi secondo la quale l'essere umano avrebbe peccato contro Dio e sua sarebbe la colpa "morale" della separazione.


Questa tesi è distruttiva e non serve alla nostra crescita spirituale – quella che dovrebbe avere proprio nella religione la sua forza motrice. Peccato non significa altro che separazione da Dio. è la creazione in sè che è separazione. Il Creatore ha manifestato qualcosa a partire da sè e questo qualcosa non è più identico a lui. Senza la creazione non ci sarebbe stata nessuna separazione.


Dov'è quindi la colpa? Come avrebbe potuto essere tentata Eva nello stato di unità? Si può tentare solo un individuo che abbia già abbandonato l'unità ed abbia un ego, che viva quindi nello stato della dualità.


Riunisce così i quattro elementi: terra (dove sono fissate le sue radici); acqua (dalla quale trae nutrimento); aria (trasforma gli elementi gassosi).

Un albero alto trenta, quaranta o settanta metri sembra toccare il cielo. Non c'è da meravigliarsi quindi che sia stato considerato il collegamento tra cielo e terra, in quanto porta la vita sotterranea fino al cielo.

Le sue più alte fronde erano dimora delle divinità, e le colonne dei templi antichi sono state concepite ispirandosi all'albero... l'architettura, la decorazione ornamentale, sono nate dagli alberi.



Gli alberi, simboli fallici e solari del tronco che esprime forza e potenza, sono creature così imponenti che non c'è da stupirsi che siano diventati molto importanti per i popoli dell'antichità.

Hanno fornito da sempre un materiale preziosissimo: il legno, trasformato dalle mani dell'uomo in mobili per migliorare la vita.... Ma anche materia prima per il fuoco, ...e per il rogo, come per costruire le bare.

Un albero è un piccolo cosmo, l'unico "produttore" nel cerchio della vita composto da "consumatori". 
Esso ci permette di sperimentare il ritmo delle stagioni, attraverso la sua rigidità e l'apparente assenza di vita in inverno, attraverso i germogli, il verde e i fiori in primavera, attraverso la maturazione dei frutti in estate e attraverso i frutti maturi che esso dona in autunno. Perde le foglie e si rigenera da esse: muore e rinasce innumerevoli volte.


Offre la sua ombra e la sua ospitalità a molti esseri viventi, agli uccelli, agli insetti e ad altri animali. E vive a lungo, centinaia, talvolta migliaia di anni. Se si confronta la durata della sua vita con quella di un uomo, esso sembra quasi immortale. è quindi comprensibile che attorno all'albero si siano sviluppate le storie della creazione, anzi, in alcuni miti sono gli stessi alberi ad essere il luogo della creazione.
"Poi il Signore Dio piantò un giardino in Eden, ad oriente, e vi collocò l'uomo che aveva modellato. Il Signore Dio fece spuntare dal terreno ogni sorta di alberi, attraenti per la vista e buoni da mangiare, e l'albero della vita nella parte più interna del giardino, insieme all'albero della conoscenza del bene e del male." (Mosè 2,8-9)
In seguito Dio, minacciandolo di morte, proibisce all'uomo di mangiare dall'albero della conoscenza. Ad un certo punto nel racconto compare un serpente - il serpente.


È presentato come molto astuto ed è colui che induce Eva a infrangere il comando del Creatore e a mangiare, assieme ad Adamo, i frutti dell'albero della conoscenza.


Il serpente tenta Eva con le parole: 
"Dio sa che il giorno in cui ne mangerete, si apriranno i vostri occhi e diventerete come Dio, conoscitori del bene e del male."
Ma negli alberi - nell'albero - possiamo vedere anche il divenire e il decadere, la vita e la morte. E i due alberi del racconto biblico, l'albero della vita e l'albero della conoscenza, simboleggiano esemplarmente questo divenire e decadere. In realtà si tratta di un unico albero. Lo si capisce senza ombra di dubbio se si studia l'intero testo biblico, poichè il luogo dove crescono entrambi gli alberi è il centro del giardino dell'Eden.


Quest'unico albero nel racconto della creazione si divide in due, evidentemente per simboleggiare i poli VITA e MORTE come esperienze fondamentali dell'essere umano. In realtà il significato simbolico di morte viene abbinato all'albero della conoscenza in modo piuttosto brusco, gli viene attribuito indirettamente attraverso il divieto di Dio di mangiare i suoi frutti e attraverso la sua minaccia: 
"Nel giorno in cui te ne ciberai, dovrai certamente morire."
A ben guardare i simboli "vita" e "conoscenza" sono identici, quindi anche per motivi contenutistici può esserci solo un unico albero nel centro del paradiso.

Riconoscere il bene e il male non significa limitarsi ad essere in grado di rispettare le norme etiche che ci siamo dati per la convivenza tra esseri umani, e non significa nemmeno essere in grado di attenersi a comandi o a divieti. Persino gli animali, ad esempio i cani, sanno fare questo molto bene.



Riconoscere il bene e il male è molto di più. è vera conoscenza e comprende anche la capacità di riconoscere le leggi cosmiche, e qui in particolare la capacità di riconoscere la legge cosmica della polarità a cui tutta la creazione deve sottostare.



Le polarità opposte, le forme a noi visibili di queste leggi, sono ad esempio la luce e l'oscurità, il sopra e il sotto, l'uomo e la donna, il duro e il morbido ecc. - ed anche naturalmente il bene e il male. Per certi aspetti si collega a questa legge anche una seconda legge cosmica, e cioè la legge di causa ed effetto.


Noi agiamo ad esempio giustamente o ingiustamente, bene o male, facciamo un lavoro con precisione o distrattamente, e il nostro agire comporta delle conseguenze, degli effetti con cui in seguito dobbiamo fare i conti; diventiamo ad esempio vittime di furti se rubiamo ad altri.

La conoscenza, la vera conoscenza, è la conoscenza della verità, che è la luce e la vita, come spesso la Bibbia la definisce. è quindi inimmaginabile che Dio punisca la vera conoscenza con la morte e la dannazione. Al contrario, egli vuole - attraverso suo figlio - condurre gli esseri umani alla conoscenza della verità e alla vita. 


Inoltre, sarebbe forse onnipotente un Creatore che teme che la sua creatura possa diventare un pericolo per lui, solo per aver dato un morso a un certo frutto, anch'esso da lui creato.

Nel racconto della creazione si sovrappongono evidentemente diversi significati simbolici. Esso contiene sicuramente anche il messaggio che l'essere umano in quanto creatura sia stato estromesso dall'unità con Dio (la cacciata dal Paradiso) e che per questo debba sottostare alle leggi della polarità, di cui sono parte anche la nascita e la morte. Credo quindi che possa essere davvero stimolante dipanare questo gomitolo di significati.

Ad ogni modo non si può certo dire che la vera conoscenza e l'azione che ne consegue contraddistinguano l'essere umano che avrebbe mangiato dall'albero della conoscenza, come l'intera storia dell'umanità fino ai giorni nostri tragicamente dimostra.

L'albero della vita e della conoscenza e, si potrebbe aggiungere, dell'illuminazione, è perciò da vedere piuttosto come un'idea o una visione di ciò di cui abbiamo bisogno e di ciò che è il nostro compito verso gli altri e verso noi stessi.

Esso non è quindi solo un simbolo della "caduta nel peccato", della caduta nella materia, ma anche un simbolo dell'ascesa dalla materia.

Questo simbolo di illuminazione può illuminare colui che sotto le sue fronde trovi pace. A Siddharta, il figlio del principe indiano - mentre sedeva in profonda meditazione sotto un albero, l'albero del bodhi - venne rivelata l'essenza di tutte le cose, ed egli divenne "l'Illuminato", il BUDDHA.

In certe mitologie, ad esempio nella mitologia cinese, l'albero diventa "albero del mondo", diventa l'asse del mondo come collegamento tra cielo, terra e mondo degli inferi. Nella simbologia dell'Antico Testamento esiste uno stretto rapporto tra l'albero ed il candelabro.

Così arriviamo inaspettatamente ad un simbolo a noi molto noto: l'albero di luce, l'albero di Natale, l'albero sempreverde che da luce e illumina l'oscurità. Peccato che sia stato banalizzato e svuotato completamente del suo significato originario, svilito a strumento per l'incremento delle vendite e a decorazione per un'accogliente atmosfera domestica.

Fin qui abbiamo guardato al di fuori di noi. Ma l'albero non sarebbe sicuramente divenuto un simbolo tanto diffuso se non rispecchiasse anche qualcosa che ci appartiene. L'albero è un essere vivente che si erge alto sopra la terra, non striscia sul terreno, ma cresce verso il cielo sfidando la forza di gravita. Anche noi non strisciamo come vermi sul terreno e non camminiamo a quattro zampe; la nostra colonna vertebrale, a differenza di tutti gli altri mammiferi, non è parallela alla terra, ma eretta. Essa collega il sotto con il sopra, la terra con il cielo.


Budda sotto l'albero della Bodhi

Secondo la mistica islamica l'albero della vita, dell'essere, simboleggia l'essere umano completo. Questo potrebbe significare che l'essere umano, eretto come l'albero, porta in sè l'albero della vita e l'albero della conoscenza come colonna vertebrale.


Diventa naturale vedere nella linea verticale del simbolo dell'albero della vita la colonna vertebrale. Una tale interpretazione si fa ancora più interessante se colleghiamo la simbologia dell'albero alla simbologia del serpente.

La storia dell'uomo, le sue radici storiche, non sono scritte nell'albero genealogico?

A questo punto riassumiamo le idee: l'albero è il simbolo del collegamento tra sopra e sotto, tra cielo e terra. Lo si ritrova anche come simbolo della vita e della conoscenza, come albero del mondo che è metafora della creazione, come asse del cosmo; e possiamo vederlo anche - arricchito di uno o tutti i significati appena elencati - come asse in noi, rappresentato dalla colonna vertebrale.



SPIRALE




La struttura a doppia elica non è la caratteristica principale nel movimento elicoidale della molecola del DNA, responsabile della trasmissione dei caratteri ereditari, presente in tutti gli organismi viventi?....


Ma questo è stato scoperto solo oggi. Il simbolo della verga con una coppia di serpenti è antichissimo (più di 4000 anni).


Ciò spiega la sua costante presenza nelle correnti esoteriche di tutte le religioni. E' la chiave che permette di decifrare il senso delle corrispondenze tra cielo, mondo, e uomo. Possedere il caduceo è possedere la bacchetta magica e aver compiuto la grande opera. Non è quindi errato collegare questo simbolo con la verga di Hermes.


Chi era Hermes?






Il dio greco Hermes (o se vogliamo Mercurio) era il messaggero che teneva il contatto tra gli dei e gli esseri umani.


Era il dio delle strade, l'accompagnatore soccorritore dei viandanti, dei viaggiatori ed anche di chi intraprende il viaggio attraverso la vita.


E il dio dell'entrata benedetta (la nascita) e dell'uscita benedetta (la morte) e dopo la morte è la guida dell'anima nel mondo degli inferi - come i greci definiscono il luogo dove le anime dimorano dopo la morte.


Il dio greco Hermes viene accostato dagli Alchimisti a Ermete Trismegistos, l'Hermes tre volte grande, che è identico al dio egiziano Thot, il dio della saggezza e della conoscenza. A lui vengono attribuiti i testi che contengono in forma cifrata (Ermete è ermetico) le leggi fondamentali della creazione.


Anche Esculapio, il dio greco dell'arte della guarigione, ritenuto figlio del dio della luce Apollo, viene collegato a Hermes Trismegistos. Anch'egli porta un caduceo. Nell'antichità in certe regioni i due dei si fondono in un unico dio.

I termini simbolici importanti per il nostro argomento sono: messaggero degli dei, accompagnatore di chi viaggia attraverso la vita, dio dell'entrata e della uscita benedetta, guida dell'anima, dio della saggezza che rivela le leggi fondamentali della creazione, e dio guaritore.



La verga di Hermes trasmette quindi presumibilmente il messaggio che, attraverso le leggi che essa simbolicamente rappresenta, gli esseri umani ottengono la necessaria conoscenza delle leggi fondamentali della creazione, che la loro anima attraverso di esse viene guidata con sicurezza lungo il pellegrinaggio della vita, che vengono guariti e che alla fine vengono ricondotti nuovamente nell'unità.



La verga di Hermes (in greco: kery keion) è stata tramandata in molte versioni. Talvolta i serpenti, avvolgendosi attorno alla verga rivolti verso l'alto, si intrecciano due, a volte quattro, o più volte.



Osserviamo più da vicino il caduceo. I serpenti salgono verso l'alto come due canali di energia. Essi simboleggiano le due energie originarie della creazione polare, quella femminile e quella maschile che, manifestatesi come donna e uomo, possono agire creativamente nella materia al posto di Dio. Si vede chiaramente come le due energie si incontrino (si uniscano) e nuovamente si separino in ritmica successione e come alternatamente l'una attraversi il campo dell'altra.


Questo simboleggia il fatto che ogni forza porta in sè l'energia dell'altra. Le teste dei due serpenti alla fine si fronteggiano, dirigono la sguardo verso un punto. è questo il punto in cui le forze polari hanno la possibilità di fondersi l'una con l'altra.


Sopra i serpenti, sulla cima della verga, vediamo un paio di ali. Simboleggiano il cielo, il polo opposto della materia, da cui i due serpenti sono venuti. Le due ali, che hanno ancora in sè la polarità, sono unite da una sfera. In essa i poli si fondono finalmente nell'unità.
Mercurio, depositario della sapienza, ammonisce al silenzio...

Possiamo attribuire al caduceo anche un ulteriore significato, che tuttavia non esclude i precedenti. Proiettando il caduceo nel nostro corpo, la verga rappresenta la colonna vertebrale con le terminazioni nervose che convergono nel midollo spinale. I serpenti simboleggiano il flusso di energia nel corpo; dove essi si incrociano troviamo i punti di regolazione energetica e fisiologica.


Le ali rappresentano i due emisferi cerebrali, e la sfera sopra di essi sta per l'epifisi, "l'organo della luce" nel cervello. A questo punto si potrebbe aprire una parentesi, quello dei "Chakra" i centri di energia vitale secondo la medicina orientale e gli insegnamenti indiani dello yoga...


Secondo l'esoterismo buddhista, e in particolare l'insegnamento tantrico, il bastone del caduceo corrisponde all'asse del mondo e i serpenti alla Kundalini, la forza che dorme acciambellata in fondo alla schiena e che si innalza attraverso i vari chakra fino sopra la fontanella del cranio, simbolo dell'energia pura che anima l'evoluzione interiore dell'uomo.


Di fatto, ciò che definisce l'essenza del caduceo è la composizione stessa e la sintesi dei suoi elementi: evoca l'equilibrio dinamico di forze opposte che si armonizzano per costituire una forma statica e una struttura attiva, diventando più alte e più forti. 


La dualità dei serpenti e delle ali mostra questo stato supremo di forza e di padronanza di sè, che può essere raggiunto tanto sul piano dell'istinto (serpenti) che al livello dello spirito (ali).


ALI



Per Platone, sono il simbolo dell'intelligenza.

Le ali rappresentano l'appartenenza ad un'altra dimensione (Angeli - Diavoli).


Pongono chi le possiede su un altro piano di esperienza e conferiscono un potere specifico che si esercita nel domino del Bene, o del Male.


Sul piano prevalente del Bene, si collegano alle nozioni di leggerezza, innalzamento, elevazione. Quando vengono attribuite a personaggi, animali o cose che abitualmente ne sono privi, appaiono come elemento di sublimazione, ricompensa allo sforzo, compimento della ricerca.


In questo senso possiedono una sicura valenza iniziatica, segnalando un cambiamento di condizione e di elevazione.



Nel senso di potere di movimento, indicano la possibilità di "avanzamento nella luce" o evoluzione spirituale.



CONCLUSIONE



Le forme e le interpretazioni del caduceo sono molto più varie di quanto di solito non si creda, ma è impossibile dire quale sia quella esatta e, d'altronde, esse non si escludono reciprocamente:

  1. La bacchetta intorno alla quale si arrotolano in senso inverso due serpenti ha un doppio aspetto simbolico — benefico o malefico — che rappresenta l'antagonismo e l'equilibrio; una corrente solare ed una lunare, la cui unità dinamica e controllata produce il figlio, il Mercurio.

    E il mercurio del termometro non serve a misurare la temperatura? Analogamente il controllo della sessualità (il corpo si scalda) attuato dalla volontà consente la conoscenza dell'agente universale e il potere della trasmutazione. Questo equilibrio e questa polarità sono riferiti soprattutto alle correnti cosmiche, raffigurate in modo più generale dalla doppia spirale. «Mercurio» dice san Martino, «mantiene l'equilibrio fra l'acqua e il fuoco»; si tratta anche dell'equilibrio alchemico del Mercurio e dello Zolfo.

    La leggenda del caduceo si riferisce chiaramente al caos primordiale (due serpenti che si combattono) e alla sua polarizzazione (separazione dei serpenti da parte di Hermes); quanto all'avvolgimento finale intorno alla bacchetta, esso rappresenta l'equilibrio delle tendenze contrarie intorno all'asse del mondo, giustificando quindi la definizione del caduceo quale simbolo di pace.

  2. Un'altra interpretazione mette l'accento sul simbolismo della fecondità: il caduceo, composto da due serpenti che si accoppiano sul fallo in erezione, sembra essere una delle più antiche immagini indoeuropee. Lo troviamo nell'India antica e moderna, associato a numerosi riti; nella mitologia greca, in cui è l'emblema di Hermes; fra i Latini, che lo trasferiscono a Mercurio. In senso più spirituale, il fallo di Hermes psicopompo penetra, dal mondo conosciuto nel mondo sconosciuto, alla ricerca di un messaggio spirituale di liberazione e di guarigione.

    Attualmente il caduceo è l'emblema universale della scienza medica. Il caduceo assume pieno significato soltanto in epoca greca, quando i serpenti divengono alati: da questo momento il simbolo diventa una sintesi che trascende la sua origine, collegandosi ai draghi alati cinesi e alla rappresentazione del dio azteco Quetzal-coatl che, dopo un sacrificio volontario, rinasce e ascende al cielo sotto forma di serpente piumato. La bacchetta magica che rappresenta il caduceo e che è generalmente composta da una verga attorno alla quale si arrotolano due serpenti evoca i culti, molti antichi nel bacino Egeo, dell'albero e della terra nutrice dei serpenti.

  3. Infatti il caduceo indiano è immancabilmente associato all'albero sacro; il caduceo mesopotamico mostra una bacchetta centrale, che sembra proprio essere il ricordo dell'albero. Abbiamo quindi il diritto di considerare la bacchetta del caduceo di Hermes (e anche, del resto, il bastone del caduceo di Esculapio) come il simbolo dell'albero, associato o sostituto della divinità. Anche se in seguito questa bacchetta ha assunto un altro significato, cioè la potenza di divinazione o il potere di guarigione, essa rappresenta comunque il potere della divinità dell'albero.

  4. In un'altra versione, il bastone rappresenta l'equatore, le ali corrispondono al tempo e i due serpenti, maschio e femmina, rappresentano il sole e la luna che, nel corso di un anno, percorrono l'eclittica sulla quale sono a volte uniti e a volte separati.



    Questa interpretazione è adatta soprattutto al ruolo di Hermes, considerato come il padre dell'astronomia e dell'agricoltura.

    La scritta "FILIUS NOSTER" si riferisce a Mercurio (figlio del Sole e della Luna)

    Anche gli alchimisti non hanno mancato di dare un'interpretazione del caduceo. «è lo scettro di Hermes, dio dell'alchimia. 



    Ricevuto da Apollo in cambio della lira di sua invenzione, è costituito da una bacchetta d'oro circondata da due serpenti.

    Essi rappresentano per l'alchimia i due principi contrari che devono unificarsi, sia che si tratti di zolfo e mercurio, della sostanza stabile e della volatile, del secco e dell'umido o del caldo e del freddo. Si conciliano nell'oro del fusto del caduceo, il quale appare come l'espressione del dualismo fondamentale che scandisce tutto il pensiero ermetico e che deve essere ridotto all'unità della pietra filosofale.

  5. Quest'interpretazione suggerisce una concezione del caduceo come il simbolo di equilibrio attraverso l'integrazione di forze contrarie. Rappresenterebbe il combattimento fra due serpenti, arbitrato da Hermes; questo combattimento può rappresentare simbolicamente la lotta interiore tra forze contrarie, di ordine biologico o morale, che compromette la salute o l'onestà di una persona. Per questo presso i Romani il caduceo rappresenta l'equilibrio morale e la condotta onesta: il bastone rappresenta il potere; i due serpenti: la prudenza; le ali: i pensieri elevati. Questa interpretazione, tuttavia, non oltrepassa il piano dell'analisi degli emblemi. Il caduceo riunisce anche i quattro elementi naturali e il loro valore simbolico: la bacchetta corrisponde alla terra, le ali all'aria, i serpenti al fuoco e all'acqua.

    Non è soltanto il fatto di strisciare che li fa assomigliare ai movimenti ondulati delle onde e delle fiamme, è la loro stessa natura, che brucia — il loro morso velenoso — e quasi liquida — la loro flessibilità —, che li rende al tempo stesso origine di vita e di morte.

  6. Il caduceo rimane il simbolo dell'enigmatica complessità umana e delle infinite possibilità del suo sviluppo. L'attributo di Ermes (Mercurio) è una bacchetta — la verga d'oro o albero della vita -, intorno alla quale si arrotolano simmetricamente, a forma di 8, due serpenti. Ermes, dice Omero, «afferra la bacchetta mediante la quale incanta a suo piacere gli occhi dei mortali o sveglia coloro che dormono» (Iliade, XXIV, 343-344).

    La bacchetta potrebbe ricordare l'origine agraria del culto di Ermes e i suoi poteri magici; i due serpenti evocherebbero il carattere originariamente ctonio di questo dio, capace di discendere agli Inferi e di mandarci le sue vittime, come pure di riemergerne a suo piacimento riportandone alla luce alcuni prigionieri. Si segnala l'esistenza di un culto dell'Ermes nero e di uno dell'Ermes bianco, l'aspetto ctonio e quello uranio, il lato nefasto e il lato favorevole dello stesso dio; i serpenti del caduceo rappresentano questa ambivalenza, che è l'ambivalenza stessa dell'uomo.

  7. Infine — secondo l'interpretazione simbolica, ispirata alle componenti etico-biologiche, e secondo l'interpretazione mitologica che attribuisce il caduceo ad Asclepio, padre dei medici e futuro dio della medicina perchè sapeva utilizzare i veleni per guarire i malati e resuscitare i morti — «la clava, l'arma contro la banalità, si è trasformata in bastone-scettro, simbolo del regno spirituale sulla vita terrena, simbolo del regno dello spirito sul corpo, e il serpente-vanità (la negazione dello spirito, l'esaltazione dell'immaginazione, principio essenziale di ogni sregolatezza malsana) versa il suo veleno nella coppa salutare». è tutta l'avventura della medicina che si svolge nel mito di Asclepio e si riassume nel caduceo: la vera guarigione e la vera resurrezione sono quelle dell'anima. Il serpente si arrotola intorno al bastone, che rappresenta l'albero della vita, per indicare che la vanità è domata e sottomessa: il veleno si trasforma in rimedio, la forza vitale pervertita ritrova la retta via. La salute è la «giusta misura, l'armonizzazione dei desideri (la simmetria delle volute dei serpenti), l'equilibrio dell'affettività e l'esigenza di spiritualizzazione-sublimazione che presiedono non solo alla salute dell'anima ma codeterminano la salute del corpo». 
  8. Questa interpretazione fa del caduceo il simbolo privilegiato dell'equilibrio psicosomatico.